Il rientro in ufficio, pessima esperienza

...stiamo messi male!

Già, il tanto temuto rientro al lavoro non ha deluso le mie aspettative, anzi ha confermato i miei sospetti: la nube tossica persiste ancora sopra la sede dell'azienda per cui lavoro.

 

Dopo 2 anni e mezzo di assenza dall'ufficio, quello che nel frattempo è diventato il mio nuovo capo, è venuto a parlarmi il terzo giorno di lavoro. Secondo le scritture sarei dovuta risorgere dagli inferi...invece sono ancora qui e lo dimostra il fatto che, oltre al bentornata di rito, mi inizia a dire cose che francamente faccio fatica a non collocare sotto la voce: "PREFERIVAMO QUANDO STAVI A CASA SENZA STIPENDIO".

 

Premetto che lavoro in una società informatica e nell'ultimo anno e mezzo di lavoro, prima della maternità, ho studiato e utilizzato un software per analizzare dei dati presso alcuni Clienti. Un software che oggi è obsoleto e soprattutto del quale non ricordo una fava secca visto che l'ho usato per circa 1 anno e mezzo ben 2 anni e mezzo fa! Strano è? Ma purtroppo tra una poppata un pannolino un brodo vegetale e un pianto non mi è avanzato tempo per ripassare.

 

Comunque, dopo il bentornata mi ha detto che sta facendo i salti mortali per tenermi a Roma e che, nonostante il contratto di lavoro mi permette una certa elasticità di orario io, per esigenze di progetto e di gruppo di lavoro, devo attenermi ad orari diversi. Ma quale progetto e quale gruppo? Sono in sede da 3 giorni e senza far nulla.

 

Con chi si crede di stare a parlare? Un discorso del genere può spaventare un neo assunto, non me.

NON può dire ad una mamma di 2 bambini piccoli appena rientrata dalla maternità e che non ha le competenze tecniche aggiornate ed adeguate, che ci sono delle esigenze di progetto tali da farla spostare da Roma o costringerla ad orari diversi da quello del contratto. Se ci riprova le chiederò di mettermi per iscritto questo e soprattutto di farmi conoscere il piano di training previsto per me in virtù della mia nuova attività.