Io e le mie tette, come le rose (s)fioriranno.

Ho sempre avuto un rapporto particolare con il mio seno. Il classico rapporto odio e amore.

 

Quando le aspettavo loro non arrivavano e mentre quelle delle mie amiche crescevano loro se ne stavano nascoste chissà dove. Ho pensato che forse con la gravidanza si sarebbero affacciate e, volenti o nolenti, hanno cominciato a crescere e crescere e ancora crescere. Cazzo non finivano più di crescere mi sono quasi spaventata.

La fortuna, ma soprattutto le nausee gravidiche, hanno voluto che ad una settimana dal parto neanche si vedesse che fossi mai stata incinta. Ero secca come un chiodo e loro primeggiavano sul mio corpo. Erano ad uso esclusivo dei miei 2 gemelli è vero, ma che soddisfazione poter raccogliere le briciole sul décolleté invece che sul pavimento.

 

L'iperprolattinemia poi ha prolungato questo idillio per più di 1 anno e mezzo, fin quando ho scelto di togliere il latte materno dall'alimentazione dei miei figli. Producevo latte per un reggimento e, all'ennesima mastite accompagnata da febbre alta e visioni mistiche, ho deciso dolorosamente di mandarlo via. Così, spedisco mio marito in farmacia a comprare il famoso farmaco, ne assumo la corretta dose e, come da indicazioni mediche, mi fascio il seno stretto stretto sperando che questo smetta di gonfiarsi, anche perché non avevo più pelle sufficiente.

 

La giornata più o meno passa mentre le mie tette pulsano sotto la fascia stretta. Che stessero cercando di dirmi qualcosa? La notte è più dolorosa, ma nulla mi avrebbe fatto presagire quello che sarebbe accaduto al mattino seguente.

Mi sveglio e non sentendo più quella pressione alzo le lenzuola, quello che vedo mi gela il sangue nelle vene. La fascia era lenta e avvolta a pancia e fianchi, ma delle mie tette neanche l'ombra. Ho cercato, srotolato tutta la fascia ma niente.  Chiamo mio marito che, rendendosi conto dell'accaduto, mi guarda negli occhi e mi stringe a se.

 

Questa tragedia ci ha avvicinato moltissimo, infatti ora ci abbracciamo e tra noi due non c'è più una quarta abbondante, ma una prima striminzita.